Vecchie e nuove povertà

Il lato grigio del Trentino

di Sandro Schmid (ladige.it, 13.01.04)
La realtà sociale del Trentino ha due facce. Il volto ricco e quello povero. Solo poco tempo fa, la nostra Regione è stata considerata fra le più ricche d´Europa. Trento e Bolzano mantengono da molto tempo i primi posti "per la qualità della vita". Ne consegue che se facciamo la media del pollo, tutti i cittadini trentini stanno più che bene. Ma la realtà è ben altra. La distribuzione della ricchezza è tutt´altro che omogenea. La forbice fra i ricchi e i poveri si sta allargando. Il vertiginoso aumento del costo della vita di questi ultimi anni (un euro = vecchie mille lire), ha fatto esplodere il fenomeno sociale della nuova povertà. In sintesi si può affermare, che la nuova realtà economica non ha impedito ad una consistente fascia sociale di diventare sempre più ricca. Per la fascia mediana (per lo più stipendiati medio-alti, ma anche imprenditori con piccole attività) il potere d´acquisto si è ridotto. Alla "vecchia povertà" si aggiunge quella nuova di chi, singoli o con famiglia, con stipendi o pensioni basse "non riesce più ad arrivare alla fine del mese". Poco prima di Natale, l´Istat ha quantificato l´indice di "povertà" del Trentino, per oltre 21.000 famiglie e 57.000 cittadini. Lo ha fatto esaminando i consumi medi mensili. Si può anche discutere se questo sia il criterio migliore per un esame di questo tipo, se i dati non siano un po´ troppo sbilanciati rispetto alla media del nord Italia, ma questa è la nuova realtà con cui deve fare i conti il Trentino.
Abbiamo letto che il presidente Dellai ,in maniera "stizzita" ha ritenuto questi dati privi di fondamento. Secondo lui invece dell´11% i poveri sono solo il 3% perché "le famiglie che dichiarano di sentirsi povere sono solo queste". Dellai dovrebbe sapere che i trentini sono gente di grandissima dignità, che non amano ostentare le proprie difficoltà economiche e salvo situazioni disperate, tentano di risolvere i propri problemi da soli. La "nuova povertà" non si vede perché è diversa da quella tradizionale dell´emarginazione sociale visibile per strada o da quella pur drammatica di chi è senza lavoro o da chi vive la condizione di immigrato.
Essa è quella discreta, vissuta in solitudine da tanti anziani con pensioni "da fame". Quella di tanti giovani con lavoro precario che non possono più farsi sostenere dai genitori. Ma anche quella che riguarda tante persone che un lavoro regolare ce l´hanno. Operai o impiegati in giacca e cravatta e con titoli di studio che, anche riducendo all´osso tutte le spese, con il loro basso stipendio"non ce la fanno"più a campare da soli o con le loro famiglie.
Le testimonianze di vita affiorate sulla stampa locale sono emblematiche e rappresentano la punta dell´iceberg di un fenomeno sociale diffuso.
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A qualcuno potrà dare fastidio che questa "realtà" rovini un po´ l´immagine del Trentino come terra felix. Ma non si può trattare la situazione di crescente difficoltà di migliaia di trentini e delle loro famiglie come una sporcizia da nascondere sotto il tappeto. La Chiesa , i sindacati, le Acli vivono ogni giorno, in maniera capillare, dentro la nostra Comunità. I dati dell´Istat per loro non sono stati una sorpresa, ma la conferma di una preoccupazione. Il vescovo Bressan ha dichiarato: "L´instabilità economica e il sensibile aumento dei prezzi per i beni di prima necessità sta allargando la fascia di chi si può dire povero rispetto allo standard di vita del Trentino".
È un´affermazione in cui tutti dovrebbero riconoscersi pienamente. Il Comune di Trento ha avuto il merito di non aspettare i dati dell´Istat per guardare con preoccupazione a questa nuova realtà sociale. Il sindaco Pacher ha lanciato l´idea di un grande patto sociale per invertire questa tendenza : "le assistenti sociali non bastano", occorrono nuove risposte. Alcune idee di fondo sono molto condivisibili : un patto per la casa, per i consumi di base, per il sostegno finanziario e del lavoro nei momenti di crisi congiunturale…"
È necessario un patto che si allarghi a tutto il Trentino e meglio ancora un patto di lotta alla vecchia e nuova povertà che riguardi tutta la Regione. Occorre una rinnovata autorità morale delle istituzioni . Segnali forti di eliminazione di sprechi e privilegi e di gestione amministrativa che all´efficienza aggiunga la sobrietà. Essere insomma da esempio per coinvolgere in questa nuova frontiera di lotta sociale l´insieme della Comunità Trentina.
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A margine dei dati Istat, «l´Adige» aveva pubblicato un servizio dal titolo: «Impossibile mantenere moglie e due figli con 1.200 euro al mese, quando 600 se ne vanno solo per l´appartamento. Senza casa trattati da lebbrosi». La foto (concessa dai genitori) dei due figlioletti (splendidi) con uno dei due loro gatti parla da sola, perché potrebbe essere quella di una famigliola tipo in grado di vivere normalmente la propria felicità. Invece così non può essere perché con un solo stipendio in famiglia e un affitto da pagare non si può vivere. Perché, come è successo a questa famiglia, se si ha uno sfratto diventa drammatico trovare un´altra casa con un affitto sopportabile. Tralascio l´episodio di insensibilità e inciviltà di quel cittadino che non ha voluto affittare loro la casa, perché i bambini non volevano separarsi dai due gatti, "con i quali sono cresciuti assieme" e che per loro rappresentano il vero, unico regalo di Natale visto che, altri regali, i genitori non se li possono permettere. Il mobilio è stato messo in deposito grazie all´aiuto del parroco di Mezzocorona, i bambini ospitati da qualche amico o parente, i genitori sono stati costretti a dormire qualche volta in macchina. Possibile che non ci sia una banca, una Cassa Rurale (nello spirito solidaristico di don Guetti), un´amministrazione, un´istituzione pubblica, in grado di trovare una soluzione anche se provvisoria? Di mettere in condizione questa famiglia anziché spendere i soldi per l´affitto di usarli per accedere ad un mutuo per un appartamentino? Siamo in grado di promuovere un´azione concreta e immediata di solidarietà? Spero di sì. Una goccia nel mare è poca cosa, ma è pur sempre "qualcosa di importante" rispetto al desolante spettacolo di orgia consumistica dei giorni scorsi.

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