|
Con
le testimonianze al femminile raccolte in questo
volume Francesca Massarotto Raouik mette a confronto
varie esperienze di donne emigrate dal Trentino nel
primo e nel secondo dopoguerra per stabilirsi in
Belgio e in Canada.
Al
pari di altre analisi comparative anche questa ha il
merito di sottolineare quanto i percorsi e i
risultati dell'emigrazione siano stati diversi e
articolati persino nell'ambito delle stesse correnti
d'esodo regionali e locali. Nel solo caso
dell'emigrazione trentina, ad esempio, le immigrate
in Belgio si trovarono a sostenere condizioni di
vita ben diverse da quelle affrontate da quante
partirono invece per il Nord America. Se, nel primo
paese, le trentine incontrarono avversità enormi e
furono condannate a vivere nelle precarie condizioni
economiche ed abitative dei distretti minerari,
stando al fianco di uomini che erano condannati alla
silicosi, all'invalidità permanente e alla morte
prematura, in Canada le inevitabili difficoltà di
adattamento furono sormontate grazie a una più
rapida integrazione nella realtà sociale locale,
favorita a sua volta dalla migliore posizione
raggiunta dagli italiani nei lavori ferroviari del
grande paese nordamericano.
Esaminata attraverso gli efficaci racconti diretti
che le emigranti hanno rilasciato all'autrice
all'interno delle proprie case in Belgio, o nei
numerosi circoli delle italiane in Canada,
l'emigrazione femminile che traspare dalle pagine di
questo libro risente comunque di un limite
interpretativo di fondo: quello che affida di fatto
alle donne il ruolo di garanti dell'unità familiare
e di tutrici dei valori etnici originari.
Certo, alla ricostruzione della giornalista veneta
non mancano i riferimenti puntuali alle dure
esperienze vissute dalle donne nelle povere
condizioni economiche delle realtà di partenza, né
tanto meno vengono sottaciute le situazioni che al
di fuori delle pareti domestiche - o nelle miniere
belghe o nelle manifatture e nelle fabbriche
canadesi - le donne trentine dovettero affrontare
con ogni sorta di disagio: dall'isolamento
linguistico alle pessime condizioni degli orari,
dalla sottoremunerazione ai gravi infortuni sul
lavoro. Tuttavia, nonostante questi crudi racconti,
nei giudizi e nelle presentazioni delle singole
protagoniste l'autrice finisce sempre per
enfatizzare quei ruoli di salvaguardia, di
protezione e di sostegno dell'uomo e della famiglia,
ritenuti tradizionalmente come attributi
squisitamente femminili.
In tal senso sono paradigmatiche le pagine dedicate
al fenomeno del «bordo», ossia la pratica della
pensione con vitto cui gli emigranti senza famiglia
ricorrevano spesso, sia in Belgio, che in Canada.
Nel «bordo» - scrive Francesca Massarotto alle
pagine 210 e 211 - gli uomini si raccoglievano
insieme la sera dopo il lavoro ( ... ) mentre le
donne, affaccendate a cuocere i piatti tradizionali
diffondevano sapori e suoni di casa ( ... ) e
facevano ritrovare all'emigrante attimi di serenità
fra le pareti domestiche che anche se ricostruite
lontane, gli infondevano sicurezza. Grazie alla
donna gli emigranti rivivevano e conservavano le
caratteristiche della loro etnicità ( ... ). Il
ruolo domestico della donna permise il formarsi di
comunità stabili attraverso la formazione e la
crescita di nuclei famigliari».
Altrettanto significative sono le valutazioni con le
quali si concludono le descrizioni del profondo
isolamento sociale e linguistico cui molte donne
furono condannate tra le pareti domestiche di tante
esperienze migratorie.
«Il tempo della donna - si legge ancora a pagina
129 - in emigrazione non è lo stesso dell'uomo;
l'uomo lavora, accetta i ritmi della miniera, della
fabbrica, della squadra di operai, impara nuovi
gesti, i suoni di una nuova lingua, confronta idee
diverse con nuovi compagni di lavoro. La donna,
dovendo restare lunghe ore tra gli spazi chiusi in
casa, ha più tempo per restare sola con se stessa e
con i propri figli ( ... ). Ed è costretta a
trasmettere ai figli tutto il suo mondo interiore.
In questo modo, la donna preserva il proprio passato
e quello della propria gente e lo passa ai figli. E,
senza accorgersene, compie un recupero storico di
grande importanza: custodisce in tutta la sua
autenticità un'antica e profonda cultura altrimenti
destinata all'oblio».
E proprio questa giustificazione del «sacrificio»
e dell’invisibilità dell'opera femminile a tutto
vantaggio della ricomposizione familiare e della
preservazione di tradizioni e valori arcaici che
inficia l'interpretazione del pur articolato profilo
di esperienze femminili descritte in questo volume.
Si tratta infatti di una prospettiva che non tiene
nel dovuto conto quegli studi sui rapporti di genere
che sta producendo oggi, sia all'estero che in
Italia, i migliori risultati di ricerca sulla storia
delle donne e sull'emigrazione femminile.
|