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Abbiamo
sempre detto che la politica è capacità di proposta e
di progetto sui temi concreti ma importanti per la
collettività. In questi anni i temi di grande rilevanza
non mancano certo: la sostenibilità dello sviluppo, le
migrazioni dei popoli, l´efficacia dello stato sociale,
la precarietà del lavoro, il rispetto della democrazia,
la pace e la cooperazione allo sviluppo. Tutti temi che
hanno concreti risvolti nelle scelte in ambito locale.
Tuttavia ci sono momenti in cui si percepisce che l´elaborazione
programmatica,che è la cosa più importante, da sola
non basta. Che, per ridare dignità e credibilità alla
politica, sia necessario riuscire a cambiarne le forme e
le modalità, inventando strumenti più affidabili dei
vecchi partiti, perché questo è condizione per la
realizzazione delle proposte e dei progetti. Questo è
uno di quei momenti.
Lo ha capito bene Romano Prodi che persegue con
crescente determinazione il disegno di un grande partito
democratico, forte nei valori ma dai confini più ampi
possibile. Noi che condividiamo questo sforzo vediamo
bene che ora le appartenenze ad uno o all´altro dei
partiti del centro-sinistra sono basate su elementi
labili, se non proprio artificiosi e di pura
convenienza.
Infatti, per esempio, non è vero che i cattolici
democratici siano iscritti alla Margherita, né che i più
convinti difensori dell´ambiente siano iscritti al
partito dei Verdi, o che i più attenti sostenitori
delle autonomie siano iscritti ad uno dei partiti
Autonomisti, che i più interessati ad un equa
distribuzione sociale siano iscritti allo Sdi, e così
via. Al punto che un rimescolamento dentro un unico
contenitore potrebbe proprio liberare le diverse energie
e favorire il confronto sugli argomenti importanti, con
riaggregazioni forse imprevedibili, ma di grande
positiva potenzialità.
In sede locale, molti dicono di far riferimento a questo
tentativo, e sarebbe quindi lecito aspettarsi uno sforzo
corale nella stessa direzione, ma la cosa non è per
niente scontata. Prendiamo, per esempio, Alberto Pacher,
sindaco di Trento, finalmente nei giorni scorsi
legittimato, dai partiti, a ricandidarsi. Dalla sua
posizione può, con scelte concrete riguardanti l´alleanza
che lo sostiene, dare una forte spinta a questo disegno
riformatore o viceversa incoraggiare ulteriormente le
separazioni, i recinti, gli interessi di piccolo
cabotaggio.
È noto infatti che l´alleanza che lo sostiene è
composta da molti partiti, molti dei quali si
differenziano solo per le ambizioni personali di alcuni
esponenti o sono sorti esclusivamente perché qualche
candidato ha calcolato che, all´interno di un
contenitore più ampio, avrebbe più difficoltà a
raggiungere il numero di preferenze per essere eletto.
Altri partiti esistono per lucrare con più facilità un
assessorato. Tant´è vero che probabilmente molti di
quei partiti lo hanno già rivendicato. Pacher potrebbe
introdurre un forte elemento dissuasivo, per esempio,
stabilendo a priori che gli assessorati saranno
assegnati solo ai partiti che supereranno una certa
soglia di voti.
Sarebbe innanzitutto un modo per tenere in forte
considerazione il giudizio espresso dai cittadini
elettori. E poi un significativo aiuto al progetto di
Romano Prodi, che ha lanciato un´”operazione verità”,
riguardante non solo l´attenzione ai temi programmatici
davvero importanti, che il governo attuale nella sua
azione ha disconosciuto o maltrattato, ma anche il
rinnovamento della forma partito. Per questo non
possiamo tacere.
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