Trento Democratica

Programmi e poltrone
Pacher, fa´
come Prodi

di  Flavio Santini per Costruire Comunità (ladige.it22.02.05)

Abbiamo sempre detto che la politica è capacità di proposta e di progetto sui temi concreti ma importanti per la collettività. In questi anni i temi di grande rilevanza non mancano certo: la sostenibilità dello sviluppo, le migrazioni dei popoli, l´efficacia dello stato sociale, la precarietà del lavoro, il rispetto della democrazia, la pace e la cooperazione allo sviluppo. Tutti temi che hanno concreti risvolti nelle scelte in ambito locale. Tuttavia ci sono momenti in cui si percepisce che l´elaborazione programmatica,che è la cosa più importante, da sola non basta. Che, per ridare dignità e credibilità alla politica, sia necessario riuscire a cambiarne le forme e le modalità, inventando strumenti più affidabili dei vecchi partiti, perché questo è condizione per la realizzazione delle proposte e dei progetti. Questo è uno di quei momenti.
Lo ha capito bene Romano Prodi che persegue con crescente determinazione il disegno di un grande partito democratico, forte nei valori ma dai confini più ampi possibile. Noi che condividiamo questo sforzo vediamo bene che ora le appartenenze ad uno o all´altro dei partiti del centro-sinistra sono basate su elementi labili, se non proprio artificiosi e di pura convenienza.
Infatti, per esempio, non è vero che i cattolici democratici siano iscritti alla Margherita, né che i più convinti difensori dell´ambiente siano iscritti al partito dei Verdi, o che i più attenti sostenitori delle autonomie siano iscritti ad uno dei partiti Autonomisti, che i più interessati ad un equa distribuzione sociale siano iscritti allo Sdi, e così via. Al punto che un rimescolamento dentro un unico contenitore potrebbe proprio liberare le diverse energie e favorire il confronto sugli argomenti importanti, con riaggregazioni forse imprevedibili, ma di grande positiva potenzialità.
In sede locale, molti dicono di far riferimento a questo tentativo, e sarebbe quindi lecito aspettarsi uno sforzo corale nella stessa direzione, ma la cosa non è per niente scontata. Prendiamo, per esempio, Alberto Pacher, sindaco di Trento, finalmente nei giorni scorsi legittimato, dai partiti, a ricandidarsi. Dalla sua posizione può, con scelte concrete riguardanti l´alleanza che lo sostiene, dare una forte spinta a questo disegno riformatore o viceversa incoraggiare ulteriormente le separazioni, i recinti, gli interessi di piccolo cabotaggio.
È noto infatti che l´alleanza che lo sostiene è composta da molti partiti, molti dei quali si differenziano solo per le ambizioni personali di alcuni esponenti o sono sorti esclusivamente perché qualche candidato ha calcolato che, all´interno di un contenitore più ampio, avrebbe più difficoltà a raggiungere il numero di preferenze per essere eletto. Altri partiti esistono per lucrare con più facilità un assessorato. Tant´è vero che probabilmente molti di quei partiti lo hanno già rivendicato. Pacher potrebbe introdurre un forte elemento dissuasivo, per esempio, stabilendo a priori che gli assessorati saranno assegnati solo ai partiti che supereranno una certa soglia di voti.
Sarebbe innanzitutto un modo per tenere in forte considerazione il giudizio espresso dai cittadini elettori. E poi un significativo aiuto al progetto di Romano Prodi, che ha lanciato un´”operazione verità”, riguardante non solo l´attenzione ai temi programmatici davvero importanti, che il governo attuale nella sua azione ha disconosciuto o maltrattato, ma anche il rinnovamento della forma partito. Per questo non possiamo tacere.

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