|
Gli
echi del G8 di Genova non si sono ancora spenti data la
gravità dei fatti accaduti, ma per saperne di più su
questo ampio movimento di protesta, sulle sue origini,
sulle sue varie componenti si può leggere un libro
uscito subito prima dei fatti di Genova: Sopravvivere al
G8. La sfida dei ribelli al mercato mondiale. Scritto da
tre giornalisti Rai, Filippo Nanni, Alessandra d'Asaro,
Gerardo Greco a ridosso del G8 di Genova, ne racconta
anche i preparativi. E la storia del Movimento
antiglobalizzazione, dei suoi protagonisti, delle sue
rivendicazioni, dei suoi diversi appuntamenti. A
Seattle, Stato di Washington, sponda del Pacifico,
esplode la contestazione globale nel novembre del 1999,
di un popolo eterogeneo composto da sindacati,
ambientalisti, consumatori, anarchici, animalisti,
agricoltori, casalinghe, religiosi. Non aderiscono a
partiti, non sono né di destra, né di sinistra ma
parti della società civile che si ribellano al
monopolio del profitto che calpesta i diritti umani
sacrificandoli sull'altare del denaro. Davano segni di
vita dai primi anni Novanta ma i media non se n'erano
accorti.
Raccontano gli autori: «La contestazione di Seattle
prende forma on line. Proprio Internet, il Grande
Fratello della odiata new economy, raccoglie le
delusioni, le rivendicazioni, i malumori di tanti
navigatori "arrabbiati"....». Ma forse ha
ragione chi, alla ricerca di un'anima per questo popolo
complesso, individua la radice della protesta nella
struggente risposta del capo indiano Seattle al
rappresentante di Washington: 1854, quasi 150 anni fa:
«L'uomo bianco offre una "riserva in cambio della
terra abitata dai pellerossa". Stupito che si
potesse comprare o vendere il cielo, il colore della
terra, desolato per la scomparsa del bosco, dell'aquila».
Da allora ad ogni appuntamento dei G8, ma anche in altre
occasioni, questa moltitudine umana si raduna, composta
da una miriade di associazioni che si battono ognuna per
un tema specifico ma che trovano nel Wto,
l'Organizzazione mondiale del commercio, un nemico
comune. Si battono contro lo sfruttamento dei bambini
per il lavoro a basso costo, i pesticidi, per il salario
degli operai, per l'acquisto trasparente, ricco di
informazioni sulla natura di ciò che si compra, contro
gli ogm, a favore di etichette che ne denuncino la
presenza negli alimenti, contro l'aumento della povertà
nel mondo dovuto a questo sistema globalizzante, per
l'abolizione dei debiti del terzo mondo, per la cura dei
malati di Aids in Africa, per la salvaguardia delle
foreste, contro i gas serra. Spiccano alcuni nomi di
rilievo che tanto abbiamo sentito nominare in questi
giorni: Josè Bovè, l'agricoltore francese, processato
insieme ad altri nove militanti della Confederation
Paysanne francese per avere semidistrutto un McDonald's
nella cittadina di Millau contro il monopolio delle
multinazionali in campo agroalimentare, Julia Hill,
Naomi Klein e nel campo della musica che svolge un ruolo
importante nell'esprimere il dissenso il gruppo
irlandese U2, Bob Marley, Bob Dylan, Manu Chao, un vero
fenomeno della protesta, paladino dei poveri. Una
curiosità: all'alba del G8 di Genova una piccola
multinazionale del divertimento americano ha prodotto
"State of emergency", un videogioco
apparentemente innocuo dove però i ragazzini sono
sollecitati a demolire un'intera città.
Nel variopinto movimento che usa spesso l'ironia e lo
scherno con i suoi mascheramenti per farsi gioco dei
potenti, che vuole essere pacifista si distinguono
gruppi meno "tranquilli", come le Tute
bianche: il termine nasce nel 1994 da una battuta del
sindaco di Milano Formentini che chiamò
"fantasmi" i giovani sgombrati dal dentro
sociale Leoncavallo. Bianche quindi perché invisibili,
pacifiste ma non pacifiche perché sempre pronte allo
scontro. Dei famigerati Black Bloc che si inseriscono
nei cortei "no global" per seminare il
terrore, si sa che sono i seguaci di Colin Clyde, un
ventenne che usa le maniere forti, molotov comprese, per
rendere la protesta più incisiva.
In Italia le reti attive sono molte però due sono
fondamentali: la prima è il "Genoa Social
Forum", portavoce è il medico Vittorio Agnoletto
un cartello che conta più di 600 sigle. Seconda rete è
Lilliput, un network che riunisce centinaia di sigle:
dagli ambientalisti del Wwf, ai volontari cattolici di
"Pax Christi".
|