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Filippo Nanni, Alessandra D'Asaro e Gerardo Greco
Sopravvivere al G8
Editori Riuniti, 2001

di Giuliana Izzi (altoadige.it)

Gli echi del G8 di Genova non si sono ancora spenti data la gravità dei fatti accaduti, ma per saperne di più su questo ampio movimento di protesta, sulle sue origini, sulle sue varie componenti si può leggere un libro uscito subito prima dei fatti di Genova: Sopravvivere al G8. La sfida dei ribelli al mercato mondiale. Scritto da tre giornalisti Rai, Filippo Nanni, Alessandra d'Asaro, Gerardo Greco a ridosso del G8 di Genova, ne racconta anche i preparativi. E la storia del Movimento antiglobalizzazione, dei suoi protagonisti, delle sue rivendicazioni, dei suoi diversi appuntamenti. A Seattle, Stato di Washington, sponda del Pacifico, esplode la contestazione globale nel novembre del 1999, di un popolo eterogeneo composto da sindacati, ambientalisti, consumatori, anarchici, animalisti, agricoltori, casalinghe, religiosi. Non aderiscono a partiti, non sono né di destra, né di sinistra ma parti della società civile che si ribellano al monopolio del profitto che calpesta i diritti umani sacrificandoli sull'altare del denaro. Davano segni di vita dai primi anni Novanta ma i media non se n'erano accorti.
Raccontano gli autori: «La contestazione di Seattle prende forma on line. Proprio Internet, il Grande Fratello della odiata new economy, raccoglie le delusioni, le rivendicazioni, i malumori di tanti navigatori "arrabbiati"....». Ma forse ha ragione chi, alla ricerca di un'anima per questo popolo complesso, individua la radice della protesta nella struggente risposta del capo indiano Seattle al rappresentante di Washington: 1854, quasi 150 anni fa: «L'uomo bianco offre una "riserva in cambio della terra abitata dai pellerossa". Stupito che si potesse comprare o vendere il cielo, il colore della terra, desolato per la scomparsa del bosco, dell'aquila». Da allora ad ogni appuntamento dei G8, ma anche in altre occasioni, questa moltitudine umana si raduna, composta da una miriade di associazioni che si battono ognuna per un tema specifico ma che trovano nel Wto, l'Organizzazione mondiale del commercio, un nemico comune. Si battono contro lo sfruttamento dei bambini per il lavoro a basso costo, i pesticidi, per il salario degli operai, per l'acquisto trasparente, ricco di informazioni sulla natura di ciò che si compra, contro gli ogm, a favore di etichette che ne denuncino la presenza negli alimenti, contro l'aumento della povertà nel mondo dovuto a questo sistema globalizzante, per l'abolizione dei debiti del terzo mondo, per la cura dei malati di Aids in Africa, per la salvaguardia delle foreste, contro i gas serra. Spiccano alcuni nomi di rilievo che tanto abbiamo sentito nominare in questi giorni: Josè Bovè, l'agricoltore francese, processato insieme ad altri nove militanti della Confederation Paysanne francese per avere semidistrutto un McDonald's nella cittadina di Millau contro il monopolio delle multinazionali in campo agroalimentare, Julia Hill, Naomi Klein e nel campo della musica che svolge un ruolo importante nell'esprimere il dissenso il gruppo irlandese U2, Bob Marley, Bob Dylan, Manu Chao, un vero fenomeno della protesta, paladino dei poveri. Una curiosità: all'alba del G8 di Genova una piccola multinazionale del divertimento americano ha prodotto "State of emergency", un videogioco apparentemente innocuo dove però i ragazzini sono sollecitati a demolire un'intera città.
Nel variopinto movimento che usa spesso l'ironia e lo scherno con i suoi mascheramenti per farsi gioco dei potenti, che vuole essere pacifista si distinguono gruppi meno "tranquilli", come le Tute bianche: il termine nasce nel 1994 da una battuta del sindaco di Milano Formentini che chiamò "fantasmi" i giovani sgombrati dal dentro sociale Leoncavallo. Bianche quindi perché invisibili, pacifiste ma non pacifiche perché sempre pronte allo scontro. Dei famigerati Black Bloc che si inseriscono nei cortei "no global" per seminare il terrore, si sa che sono i seguaci di Colin Clyde, un ventenne che usa le maniere forti, molotov comprese, per rendere la protesta più incisiva.
In Italia le reti attive sono molte però due sono fondamentali: la prima è il "Genoa Social Forum", portavoce è il medico Vittorio Agnoletto un cartello che conta più di 600 sigle. Seconda rete è Lilliput, un network che riunisce centinaia di sigle: dagli ambientalisti del Wwf, ai volontari cattolici di "Pax Christi".

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