Trento guidi il suo futuro
Incominciamo
da queste proposte
Il nostro impegno sui temi della partecipazione democratica ci ha portato recentemente a formulare proposte per la democrazia e buone pratiche di amministrazione nei Comuni del Trentino. Non può mancare il nostro impegno nel capoluogo del Trentino ed oggi siamo qui proprio per ragionare e parlare di Trento, del suo presente e del suo futuro, che dobbiamo essere capaci di guidare in modo più attento e consapevole.
Abbiamo contribuito nelle ultime due tornate elettorali comunali all'affermazione della solida maggioranza di centrosinistra che sta governando Trento ed abbiamo collaborato a fornire a questa amministrazione il fattivo contributo di consiglieri comunali e circoscrizionali competenti ed impegnati. Valutiamo complessivamente ben orientato il percorso dell'amministrazione corrente, che ha svolto in questi ultimi anni soprattutto una notevole opera di disegno del futuro della città dal punto di vista urbanistico e sociale. Anche se in questa azione di governo abbiamo visto affiorare alcuni preoccupanti segni di debolezza.
Riteniamo che sia necessario ed urgente potenziare significativamente l'azione amministrativa nel comune di Trento almeno in quattro direzioni, che sono oggetto della nostra proposta:
1. Nuovo impulso alla partecipazione democratica
2. Vivibilità e riqualificazione dei quartieri e dei sobborghi
3. Convivenza e lotta alle povertà
4. Scelte coraggiose per una mobilità ecologica.
L'occasione del rinnovo del Consiglio comunale che avverrà nella primavera 2005 è la più adatta affinché tale potenziamento avvenga positivamente anche nella forma del coraggioso ed incisivo innesto di nuove elaborazioni e rinnovate energie personali. E’ necessario un salto di qualità in questi settori. E noi vogliamo essere protagonisti di questa fase.
Questo salto di qualità e questo nostro protagonismo sono richiesti soprattutto (per noi) dalle ragioni di fondo della nascita e dell'esistenza di Costruire Comunità, descritte chiaramente nel manifesto costitutivo, che non erano certo rivendicazioni contingenti nei confronti di alcune scelte della amministrazione provinciale, bensì espressione della necessità di assumere alcuni temi di valenza epocale come centrali nel governo dei Comuni (ed in particolare di Trento) come della Provincia.
Le quattro proposte che andiamo a formulare oggi e che portiamo all'attenzione di tutti i cittadini e delle altre forze politiche del centrosinistra, corrispondono ad altrettanti ambiti di impegno per i nostri aderenti e per il nostro Gruppo di iniziativa per il Comune di Trento.
1. Nuovo impulso alla partecipazione
democratica alle decisioni
Il capoluogo del Trentino deve proporsi come modello di partecipazione democratica dei cittadini alle scelte e alla vita della città. In questo senso, Trento e la sua amministrazione di centrosinistra devono dimostrarsi capaci anche di sperimentazioni coraggiose.
La partecipazione democratica non si esaurisce con il momento elettorale, ma deve assumere carattere di controllo e di proposta permanente. E chi governa ed amministra non deve intendere la critica come qualcosa di molto fastidioso, da isolare e combattere, ma come essenza della democrazia, valorizzando la capacità di individuare gli errori e di formulare proposte alternative.
Il sistema elettorale maggioritario in vigore, con l'elezione diretta del sindaco, si presta a favorire un assetto di potere di tipo verticistico, e nelle città italiane - e sicuramente anche a Trento - la crisi della democrazia partecipata si manifesta nel grande distacco della Giunta dalle stesse istituzioni circoscrizionali. Basta seguire la cronaca giornalistica, per leggere la protesta corale delle Circoscrizioni per non essere informate preventivamente delle decisioni, non essere ascoltate nelle loro critiche e nelle loro proposte, non poter contribuire effettivamente - certo per la parte di propria competenza - alle scelte di governo della città.
E' necessario valorizzare le assemblee popolari di circoscrizione come diritto individuale e collettivo di partecipazione alla vita della città, nonché rivedere il regolamento dei consigli circoscrizionali e le deleghe relative alle funzioni di amministrazione attiva, introducendo con ciò metodi di effettiva incidenza delle circoscrizioni nel governo della città, pur in presenza di criteri per la ricerca e la salvaguardia degli interessi globali della città, che devono essere conosciuti e condivisi a priori. In altre parole, la città di Trento deve rifondare il proprio modello di partecipazione democratica a partire dal diritto dei cittadini, non tanto di delegare altri a decidere, ma di essere protagonisti permanentemente delle scelte politiche che riguardano sé stessi e la propria comunità di quartiere o sobborgo.
Dovrebbe essere introdotto l’obbligo di informazione preventiva ad ogni nucleo familiare dei progetti che riguardano in generale la città, ma in particolare la circoscrizione ed il quartiere. Nonché l’obbligo della consultazione sulle questioni più significative, convocando a domicilio le assemblee circoscrizionali e di quartiere, quando necessario e almeno una volta a trimestre. I Consigli di circoscrizione, nel pieno esercizio dei loro compiti istituzionali, saranno garanti e portavoce delle istanze assembleari e renderanno conto dei risultati.
Per quanto riguarda gli strumenti di consultazione popolare già previsti all'interno dello statuto comunale, il recente referendum sul problema dell’inceneritore ha confermato alcuni limiti dell’istituto referendario, specie riguardo la partecipazione al voto. Per rilanciarne il ruolo positivo è necessario eliminare o ridurre in maniera significativa il quorum necessario per la sua validità ed introdurre l’obbligo dell’informazione a domicilio dei nuclei familiari, circa il contenuto referendario, nonché data, luogo e modalità del voto. L'attuale maggioranza ha già approvato l'introduzione di tali correttivi. Si deve rendere più celere possibile la loro completa applicazione.
Inoltre, di fronte alla generale crisi di partecipazione democratica nei piccoli Comuni del Trentino, recentemente denunciata anche da Costruire Comunità, la città capoluogo dovrebbe far sentire alta e chiara la sua voce, ora che il Consiglio regionale sta mettendo mano alla legge sull'ordinamento dei Comuni, affermando l'opportunità di determinare una più equilibrata distribuzione di compiti e poteri tra Giunta e Consiglio, pur nella chiara distinzione dei ruoli, e la necessità di attivare nuovi istituti di consultazione, decisione e gestione, che affianchino gli istituti di democrazia delegata. In particolare realizzando, almeno in parte, processi di bilancio partecipato.
2. Vivibilità e riqualificazione dei quartieri e dei sobborghi
Dal
punto di vista urbanistico, per effetto delle elaborazioni in merito al nuovo
Piano Regolatore Generale, oggi Trento si ritrova di fronte a opportunità
inedite che modificheranno notevolmente il suo assetto per il futuro. Molte di
queste sono già oggetto di progettazione ed i temi principali sono noti per
l'ampio dibattito svoltosi in questi anni anche sulla stampa. Per esigenze di
sintesi, non li citiamo qui di nuovo. Sono tutti temi d’importanza strategica
per il futuro della città.
Quello che potrebbe venire meno è il carattere dell’identità della città di Trento che si vuole per il futuro. Serve una prospettiva unitaria a cui debbano ispirarsi e tendere i vari interventi in maniera armonica e funzionale. Forse la sfida culturale più importante, che dovrebbe animare anche il dibattito elettorale, è proprio questa: quale città per le prossime generazioni? A nostro avviso, l’identità principale di Trento dovrebbe essere quella storica e naturale di città europea e, più specificatamente, alpina. Europea per il suo storico ruolo di ponte fra la cultura mediterranea e quella mitteleuropea, alpina perché espressione inequivocabile di un territorio di montagna alpino e dolomitico. Trento è stata nominata "Città delle Alpi" per il 2004: non deve trattarsi solo di un episodio celebrativo. Tutte le progettazioni dovrebbero essere coerenti con i dodici criteri fissati dalla Convenzione delle Alpi.
E'
stato detto che, dal punto di vista urbanistico, Trento non può essere una
città con un cuore solo, ma piuttosto una città "arcipelago",
policentrica. Per questo va ribadito,
nei progetti e nelle realizzazioni, che la città non è solo il centro storico,
oggi finalmente così curato dal punto di vista estetico: ogni quartiere ed ogni
sobborgo deve avere un suo centro, un luogo privilegiato di incontro e di
attività, godibile e facilmente raggiungibile a piedi o in bicicletta. In
particolare è necessario procedere all'opera di "ricostruzione" di
quartieri particolarmente degradati (pensiamo a Canova, Piedicastello, Solteri,
…) e di sistemazione urbanistica di quelli ancora in via di definizione della
propria identità (Clarina, SanGiuseppe-San PioX, San Donà). Inoltre bisogna
rimettere al centro della politica cittadina la ricerca della identità
urbanistica, culturale e storica dei sobborghi. Ridare loro un'anima propria,
anche decentrando a questo scopo risorse, attività, servizi, manifestazioni e
iniziative adeguate. Niente periferia indistinta e cementificazione disordinata
tipica dei sobborghi delle grandi città. Piuttosto luoghi animati e vissuti con
la propria identità.
Per
quanto riguarda il centro storico, è ora necessario incoraggiare la residenza
dei cittadini con una attenta mappatura dei servizi e delle strutture che
costituiscono i quotidiani effettivi spazi di vivibilità. Le recenti decisioni di decentrare servizi e
strutture come la scuola Crispi, la casa di riposo di via S.Bernardino, la
“Cassa malati”, le poste centrali, fanno temere un'ulteriore desertificazione
del centro storico, che deve essere evitata. Inoltre, dovrebbe essere fatto uno
sforzo per "riportare" nel centro storico a pieno titolo i vecchi
rioni di Piedicastello e di San Martino, attraverso soprattutto coraggiose
misure di razionalizzazione della viabilità.
Riguardo
alla vivibilità, assume notevole importanza il tema del verde ed in particolare
degli alberi. L'alberatura delle strade e delle piazze che Trento ha ereditato
dalla sua storia asburgica qualificava strade, piazze e piazzette non solo
esteticamente, svolgendo invece una straordinaria funzione ecologica
(ombreggiamento, pulizia dell'aria, sbarrieramento antirumore). E' un carattere
che i progetti dei celebri architetti oggi in azione debbono potenziare, non
certo ridurre. Così come si dovrebbe recuperare la valenza degli orti, anche
completando l'ipotizzato parco agricolo, per scongiurare il definitivo distacco
della popolazione urbana dalla principale attività lavorativa del passato,
l'agricoltura. Ora che la provenienza e la trasformazione degli alimenti
diventa nodo centrale delle scelte etiche riguardanti il modello di sviluppo.
Non
si può infine tacere il tema della sicurezza. Soprattutto va evitata
l'ulteriore eccessiva urbanizzazione della collina, che mette a rischio la
tenuta dell’assetto idrogeologico della città.
3. Convivenza, coesione sociale e lotta alle povertà vecchie e nuove
Trento
deve essere sempre di più modello di uno stato sociale efficiente e solidale.
Questo vale per una avanzata gestione della scuola dagli asili nido
all’università. Per combattere il disagio giovanile e per l'inserimento dei
giovani in un mercato del lavoro qualificato e non precario, che consenta cioè
i margini di sicurezza e di garanzia tali da poter guardare al proprio futuro
con fiducia. Avere una casa. Farsi una famiglia. Avere dei figli.
Una
protezione adeguata va data al mondo degli anziani, specie quelli in solitudine
e in difficoltà affrontando con le associazioni di volontariato tutti i nodi e
le sperimentazioni possibili in termini di strutture pubbliche e a domicilio.
Lo stesso vale per le persone soggette a problemi di handicap. Così come va
incentivata la tutela delle fasce sociali più deboli e l’integrazione dei
lavoratori immigrati e delle loro famiglie.
In
questo ambito, va incrementato l’impegno sociale contro la povertà, sia quella
classica che i nuovi fenomeni, di quelle persone e di quelle famiglie che non
ce la fanno a far quadrare i conti a fine mese.
L’impegno non deve essere inteso come burocratico, ma
deve saper essere un impegno culturale collettivo della Comunità dei cittadini
di Trento. Una cultura della solidarietà e della fratellanza sociale che deve far
crescere la coscienza collettiva di tutti e fare di Trento un modello di vita
sociale solidale vissuto, moltiplicato nei suoi effetti, dalla partecipazione
attiva di tutti.
Per quanto riguarda la convivenza e l'integrazione sociale degli stranieri, tema di rilevanza politica primaria, oltre che di grande attualità, serve una forte azione del Comune di Trento per creare spazi di convivenza possibile tra le diverse religioni e culture presenti in città. Si potrebbe creare un centro interreligioso e interculturale (non necessariamente tutto fisicamente concentrato) di approfondimento ma anche di pratica delle diverse culture e religioni presenti a Trento e di confronto tra le diverse espressioni. In altri termini, il Comune dovrebbe inventare una "casa delle differenze" (luogo permanente d'incontro, dialogo, riflessioni sulla differenza religiosa, culturale, sociale), da gestire con intelligenza.
Come le altre città italiane ed europee anche Trento è diventata una realtà interculturale in espansione. Il tema dell’integrazione sociale e del dialogo interculturale sarà sempre più importante per il futuro delle nuove generazioni. Il primo luogo di “educazione interculturale” è la scuola. I vari aspetti che riguardano l’integrazione sociale degli immigrati (lavoro, strutture sociali, casa, identità culturale e religiosa) saranno meglio affrontati se anche gli immigrati avranno la possibilità di esprimersi tramite loro rappresentanze elette liberamente nelle Circoscrizioni e nel Consiglio Comunale.
Per gli immigrati residenti, che contribuiscono con il loro lavoro e (come tutti con le tasse alla vita economica e sociale della Comunità) è giusto il riconoscimento oltre ai doveri anche dei diritti democratici. Partecipare alla vita della Comunità significa aumentare il senso di responsabilità e dell’integrazione sociale. In Regioni come l’Emilia Romagna, la Toscana, la Liguria si stanno discutendo delle leggi per il riconoscimento a pieno titolo del voto amministrativo anche agli immigrati (ancora senza cittadinanza italiana) che hanno residenza e lavoro da un periodo di tempo generalmente superiore ai due anni. In attesa che anche alla Provincia di Trento si possa discutere una proposta analoga, riguardo la città di Trento si propone quello che è già sperimentato in tante altre realtà italiane: l'elezione delle consulte circoscrizionali e comunale degli immigrati. I membri di tali consulte possono partecipare ai lavori dei Consigli stessi e vige l'obbligo di consultazione su tutti i temi che li riguardano più direttamente.
4. Scelte coraggiose per una mobilità ecologica
Le
indagini ed i sondaggi sulla percezione dei cittadini riguardo ai problemi
della città riportano sistematicamente ai primi posti il traffico.
I
sempre più frequenti ingorghi stradali e le conseguenze sulla salute degli
scarichi dei motori indicano chiaramente l'esigenza di potenziare i mezzi
alternativi alle automobili. E' dunque necessario invertire l'attuale gerarchia
dei sistemi di trasporto, riconoscendo la priorità dei più umili, sani ed ecologici:
innanzitutto il sistema pedonale e ciclabile, per passare al trasporto pubblico
ed infine al trasporto privato. La città deve essere ridisegnata nel rispetto
di tale gerarchia, e non come ora destinata quasi esclusivamente al trasporto
privato. Del resto gli studi più attendibili testimoniano che nelle nazioni
occidentali circa i due terzi degli spostamenti avvengono su distanze inferiori
agli otto chilometri. Per questo un netto potenziamento della mobilità in
bicicletta genererebbe un vantaggio enorme per la città ed i suoi abitanti.
Si affidi a mani competenti anche questo progetto complessivo di razionalizzazione della rete ciclo-pedonale (attualmente incoerente ed in più tratti interrotta), per poter dotare la città di una vera dorsale ciclabile nord-sud con ramificazione in tutti i quartieri, con l'utilizzo di vie cittadine sottratte al traffico automobilistico interamente o almeno su una delle due corsie. In ogni quartiere e sobborgo, individuazione o ripristino di percorsi pedonali sicuri ed alberati verso il centro vitale ed i principali servizi.
Riguardo
la mobilità di attraversamento della città, vanno date alcune risposte chiare a
nodi ricorrenti e mai risolti definitivamente. Ci deve essere un'indicazione
programmatica chiara e forte dell'amministrazione di Trento circa
l'insostenibilità per la città di un eventuale nuovo flusso di traffico
alimentato dalla autostrada della Valdastico e dalla terza corsia autostradale.
Trento
deve farsi ”ambasciatrice” della provincia nel tessere rapporti strategici con
le città di Bolzano ed Innsbruck per arrivare ad intese territoriali sullo
sviluppo del corridoio del Brennero. L'obiettivo dovrebbe essere quello di
assorbire da subito con la ferrovia del Brennero almeno il 50% del trasporto
pesante nazionale ed internazionale sull'asta dell'Adige, utilizzando la ampia
capacità residua della ferrovia ed adeguando i pedaggi autostradali. E'
necessario sviluppare intelligentemente l'intermodalità, perseguendo con
decisione il trasferimento dei trasporti di lunga percorrenza da gomma a
rotaia, ma in questo quadro, poiché il territorio della nostra città non può
sostenere l’impatto di ulteriore traffico, l’interporto di Trento deve avere un
ruolo di valenza esclusivamente regionale, integrandosi razionalmente con gli
scali ferroviari di Ala, Mori e domani Lavis, assegnando a ciascuno la propria
quota di traffico.
Per
quanto riguarda il traffico dalla Valsugana, la mobilità su gomma dovrebbe
essere limitata sensibilmente con l'introduzione della metropolitana di
superficie fra Borgo e Trento. Il traffico merci dovrebbe essere contenuto
attraverso l’introduzione del pedaggio ed il rilancio della ferrovia, il cui
funzionamento dovrebbe essere compatibile
e sincronizzato con quello della metropolitana.
Anche
il traffico da e verso la rotaliana dovrebbe essere alleggerito dal servizio di
metropolitana di superficie (Mezzolombardo-Mezzocorona-Lavis-Trento
I
collegamenti con la collina costituiscono un problema complesso quanto
importante. Vanno studiate soluzioni ecologiche e di basso impatto ambientale,
tipo filobus elettrici o funicolari,
ponendo attenzione a non sovraccaricare i sobborghi collinari di Trento di un
ruolo eccessivo nell'ambito del piano parcheggi. Quest'ultimo va sicuramente
potenziato, con l'obiettivo di limitare
il flusso di traffico verso il centro città, ma anche nei quartieri periferici
e nei sobborghi. In tal senso è da condividere anche la contrarietà di Renzo
Piano verso l’idea di un nuovo ponte sull’Adige a fianco di quello di S. Lorenzo in direzione di via Verdi.
Infilare ulteriore traffico verso il centro senza connessione con via San
Severino è davvero una contraddizione.