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TRASPARENZA
E PARTECIPAZIONE
UGUAGLIANZA
E PARI OPPORTUNITA’
IL CITTADINO SOLO DI FRONTE AL POTERE
CONDIVIDERE
PER COSTRUIRE
1)
TRASPARENZA E PARTECIPAZIONE
L’esperienza
della vicenda di Moena è significativa in quanto si
sono verificati fatti e azioni che esprimono un
pericoloso modo di operare in piccoli e medi comuni del
Trentino. Il Comitato di Moena chiedeva trasparenza
degli atti amministrativi e partecipazione dei cittadini
nelle scelte significative per la comunità. Questa
richiesta ha fatto paura alla locale amministrazione che
da tempo perseguiva una politica e interventi atti a
favorire solo
alcune componenti economiche e, forte di un potere
determinato dalla scelta degli elettori, non ha voluto
ascoltare le legittime richieste per raggiungere una
condivisione del problema e ha schiacciato e spaventato
ogni tentativo di far valere il diritto di espressione e
di partecipazione.
Si
è capito che il cittadino non è tutelato nei suoi
diritti primari, di espressione, di partecipazione, di
esercitare il proprio diritto di accesso a documenti e
atti amministrativi, difficili perfino attraverso i
consiglieri di minoranza.
2)
UGUAGLIANZA E PARI OPPORTUNITA’
Si
segnala che molte norme e leggi che determinano un
limite agli eccessi, sono facilmente superabili grazie a
deroghe lasciate alla discrezionalità delle
Amministrazioni, spesso rilasciate alle categorie di chi
ha dato l’appoggio alla stessa Amministrazione. C’è
un fenomeno che è diventato consuetudine che tali
deroghe siano utilizzate dai comuni e dai privati, per
ottenere finanziamenti provinciali per opere pubbliche
(municipi, scuole) o definiti di interesse pubblico
(impianti, alberghi ecc).
Non
esiste alcun controllo o verifica in tal senso.
Perfino
gli uffici per la Tutela del Paesaggio, che in teoria
dovrebbero essere un organo di controllo, permettono e
autorizzano con questo principio, qualsiasi scempio
urbanistico, eccessi di volumi e ristrutturazioni che
spesso necessitano di sanatorie, sanabili con minime
penali. L’aspetto più grave è che i Comuni, che
dovrebbero dare l’esempio della correttezza
amministrativa, sono i primi a operare con questa logica
dell’eccesso per spendere risorse pubbliche troppo
facili e sostanziose .
Si
è capito che il semplice e ingenuo cittadino è
l’unico a dover rispettare i parametri dettati dalle
normative e dalla legge, per questo è facilmente
influenzabile a rassegnarsi,
in quanto non ha le risorse per opporsi alle
ingiustizie e agli abusi di potere.
3)
IL CITTADINO SOLO DI FRONTE AL POTERE
Chi
denuncia o vuole approfondire scelte o vicende poco
chiare è ostacolato pesantemente e preso di mira,
considerato un nemico. Le ragioni di una richiesta di
trasparenza del cittadino non sono mai considerate un
diritto legittimo, in quanto l’Amministrazione è al
servizio della comunità e del cittadino,
ma un atto di ingerenza nella gestione pubblica.
Questo
determina una situazione di sospetto reciproco che
spesso degenera, da una parte in atteggiamenti
repressivi, e dall’altra di rifiuto e rassegnazione
nel far valere i propri diritti.
Si
è capito che il cittadino non può essere lasciato
solo, deve potersi appoggiare a movimenti e
organismi indipendenti di tutela e controllo. Il
Difensore Civico purtroppo non è riconosciuto fino in
fondo dalle istituzioni, che spesso ignorano le
sollecitazioni e gli inviti a far chiarezza.
4)
CONDIVIDERE PER COSTRUIRE
E’
urgente che qualcuno si faccia carico di queste realtà,
presenti soprattutto nelle valli e nelle periferie, che
limitano e umiliano le libertà e i diritti dei
cittadini. E’ necessario denunciare il disagio di chi
subisce abusi e discriminazioni legalizzate proprio da
chi dovrebbe controllare e gestire il bene pubblico per
conto della Comunità.
Purtroppo
certe amministrazioni comunali e certi sindaci, non sono
coscienti del proprio ruolo istituzionale e gestiscono i
paesi come fossero le proprie aziende, secondo interessi
di parte e dimenticando troppo spesso categorie deboli e
svantaggiate, ma anche la crescita culturale e morale
delle comunità.
Dimenticano
con troppa leggerezza l’esistenza degli Statuti e dei
regolamenti comunali che tutelano le forme di
partecipazione dei
cittadini, e nel caso di contenziosi, non le attivano di
proposito, anche se queste sono sollecitate dalla base.
Questo
è vergognoso e preoccupante, perché segna l’inizia
della disgregazione delle piccole comunità che, in
balia a governi superficiali e arroganti, sono sempre più
spinte verso l’egoismo e l’individualismo più
sfrenato, e rischiano di perdere tutti quei valori di
condivisione e solidarietà e partecipazione che finora
gli erano propri.
QUESTO
APPELLO E’ RIVOLTO AL MOVIMENTO DI COSTRUIRE
COMUNITA’, AGLI AMBIENTALISTI , AI PACIFISTI E A TUTTI
COLORO CHE CONDIVIDONO GLI IDEALI DI GIUSTIZIA , DI PACE
E PARTECIPAZIONE.
A
loro si chiede di non lasciare soli i pochi che
desiderano “costruire comunità” dentro i propri paesi e le piccole valli, di cercare insieme una
strada comune per arginare tali pericoli,
nell’elaborare un percorso formativo che aiuti a far
prendere coscienza, riconoscimento e rispetto
dell’altro in quanto risorsa inesauribile per la
propria crescita individuale e della stessa comunità.
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