OSSERVAZIONI E APPELLO A COSTRUIRE COMUNITA’

di Angela Chiocchetti

 Moena, 3 febbraio 2004

 TRASPARENZA E PARTECIPAZIONE
 UGUAGLIANZA E PARI OPPORTUNITA’
  IL CITTADINO SOLO DI FRONTE AL POTERE
 CONDIVIDERE PER COSTRUIRE

 

1)                 TRASPARENZA E PARTECIPAZIONE

L’esperienza della vicenda di Moena è significativa in quanto si sono verificati fatti e azioni che esprimono un pericoloso modo di operare in piccoli e medi comuni del Trentino. Il Comitato di Moena chiedeva trasparenza degli atti amministrativi e partecipazione dei cittadini nelle scelte significative per la comunità. Questa richiesta ha fatto paura alla locale amministrazione che da tempo perseguiva una politica e interventi atti a favorire solo alcune componenti economiche e, forte di un potere determinato dalla scelta degli elettori, non ha voluto ascoltare le legittime richieste per raggiungere una condivisione del problema e ha schiacciato e spaventato ogni tentativo di far valere il diritto di espressione e di partecipazione.

Si è capito che il cittadino non è tutelato nei suoi diritti primari, di espressione, di partecipazione, di esercitare il proprio diritto di accesso a documenti e atti amministrativi, difficili perfino attraverso i consiglieri di minoranza.

2)                 UGUAGLIANZA E PARI OPPORTUNITA’

Si segnala che molte norme e leggi che determinano un limite agli eccessi, sono facilmente superabili grazie a deroghe lasciate alla discrezionalità delle Amministrazioni, spesso rilasciate alle categorie di chi ha dato l’appoggio alla stessa Amministrazione. C’è un fenomeno che è diventato consuetudine che tali deroghe siano utilizzate dai comuni e dai privati, per ottenere finanziamenti provinciali per opere pubbliche (municipi, scuole) o definiti di interesse pubblico (impianti, alberghi ecc).

Non esiste alcun controllo o verifica in tal senso.

Perfino gli uffici per la Tutela del Paesaggio, che in teoria dovrebbero essere un organo di controllo, permettono e autorizzano con questo principio, qualsiasi scempio urbanistico, eccessi di volumi e ristrutturazioni che spesso necessitano di sanatorie, sanabili con minime penali. L’aspetto più grave è che i Comuni, che dovrebbero dare l’esempio della correttezza amministrativa, sono i primi a operare con questa logica dell’eccesso per spendere risorse pubbliche troppo facili e sostanziose .

Si è capito che il semplice e ingenuo cittadino è l’unico a dover rispettare i parametri dettati dalle normative e dalla legge, per questo è facilmente influenzabile a rassegnarsi,  in quanto non ha le risorse per opporsi alle ingiustizie e agli abusi di potere.

3)                 IL CITTADINO SOLO DI FRONTE AL POTERE

Chi denuncia o vuole approfondire scelte o vicende poco chiare è ostacolato pesantemente e preso di mira, considerato un nemico. Le ragioni di una richiesta di trasparenza del cittadino non sono mai considerate un diritto legittimo, in quanto l’Amministrazione è al servizio della comunità e del cittadino,  ma un atto di ingerenza nella gestione pubblica.

Questo determina una situazione di sospetto reciproco che spesso degenera, da una parte in  atteggiamenti repressivi, e dall’altra di rifiuto e rassegnazione nel far valere i propri diritti.

Si è capito che il cittadino non può essere lasciato solo, deve potersi appoggiare a movimenti e  organismi indipendenti di tutela e controllo. Il Difensore Civico purtroppo non è riconosciuto fino in fondo dalle istituzioni, che spesso ignorano le sollecitazioni e gli inviti a far chiarezza.

4)                 CONDIVIDERE PER COSTRUIRE

E’ urgente che qualcuno si faccia carico di queste realtà, presenti soprattutto nelle valli e nelle periferie, che limitano e umiliano le libertà e i diritti dei cittadini. E’ necessario denunciare il disagio di chi subisce abusi e discriminazioni legalizzate proprio da chi dovrebbe controllare e gestire il bene pubblico per conto della Comunità.

Purtroppo certe amministrazioni comunali e certi sindaci, non sono coscienti del proprio ruolo istituzionale e gestiscono i paesi come fossero le proprie aziende, secondo interessi di parte e dimenticando troppo spesso categorie deboli e svantaggiate, ma anche la crescita culturale e morale delle comunità.

Dimenticano con troppa leggerezza l’esistenza degli Statuti e dei regolamenti comunali che tutelano le forme di partecipazione  dei cittadini, e nel caso di contenziosi, non le attivano di proposito, anche se queste sono sollecitate dalla base.

Questo è vergognoso e preoccupante, perché segna l’inizia della disgregazione delle piccole comunità che, in balia a governi superficiali e arroganti, sono sempre più spinte verso l’egoismo e l’individualismo più sfrenato, e rischiano di perdere tutti quei valori di condivisione e solidarietà e partecipazione che finora gli erano propri.

QUESTO APPELLO E’ RIVOLTO AL MOVIMENTO DI COSTRUIRE COMUNITA’, AGLI AMBIENTALISTI , AI PACIFISTI E A TUTTI COLORO CHE CONDIVIDONO GLI IDEALI DI GIUSTIZIA , DI PACE  E PARTECIPAZIONE.

A loro si chiede di non lasciare soli i pochi che desiderano “costruire comunità” dentro i  propri paesi e le piccole valli, di cercare insieme una strada comune per arginare tali pericoli, nell’elaborare un percorso formativo che aiuti a far prendere coscienza, riconoscimento e rispetto dell’altro in quanto risorsa inesauribile per la propria crescita individuale e della stessa comunità.

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