Cosa c’entra la Valdastico
con la Valsugana? 

qUADERNO DI cOSTRUIRE cOMUNITà 
a cura di Roberto Calzà, Emanuele Curzel, Walter Micheli 


PREMESSE
1. Siamo tutti contro l’aumento del traffico automobilistico e i suoi costi in termini sociali ed ecologici, così come siamo contro l’AIDS, la fame nel mondo, l’effetto serra, il terrorismo. Il problema non è dunque il trovare l’accordo sul “contro che cosa”, ma di trovare l’accordo sul “come”.

2. Vorremmo che l’eventuale disaccordo rispetto alle conclusioni di questo fascicolo venisse dichiarato non perché Calzà, Curzel e Micheli sono antipatici (cosa peraltro possibile), né perché le nostre posizioni sono condizionate da qualche “ideologia” (vorremmo cercare di evitarlo, ma chi è senza peccato...), ma perché si è a conoscenza di dati e analisi più corrette di quelle che potremo presentare noi.

3. Parleremo del progetto di un’autostrada, in origine detta Pi-Ru-Bi (acronimo di Piccoli-Rumor-Bisaglia, i tre politici democristiani che andavano per la maggiore a Trento, Vicenza e Rovigo all’inizio degli anni settanta). L’autostrada doveva per l’appunto unire Rovigo, Vicenza e Trento costituendo un asse stradale per un tratto alternativo e per un tratto complementare rispetto a quello costituito dall’A22 Brennero-Modena. Di fatto ne furono costruiti solo 35 km, tra Vicenza e Piovene Rocchette, che presero il nome di A31. Oggi si parla più spesso di Valdastico (ed è questo il nome che useremo), perché il tratto Piovene Rocchette-Trento che dovrebbe essere costruito prevede, per l’appunto, l’attraversamento della valle del torrente Astico e lo sbocco in Trentino mediante galleria. Dall’iniziale scelta di uscire nell’Alta Valsugana si è passati all’ipotesi di sbucare all’altezza di Besenello, in Vallagarina.

4. Da qualche tempo a questa parte, la popolazione della Valsugana è (stata) convinta che la costruzione dell’A31 sarebbe non una soluzione, ma la soluzione ai problemi di traffico della Valsugana, attraversata da una strada statale (la SS 47) particolarmente trafficata, soprattutto nel suo tratto più vicino a Trento.

5. Nel corso delle discussioni sull’argomento, le due frasi più frequenti sono: “la Valdastico è assolutamente necessaria: non servono dati” e “la Valdastico è assolutamente necessaria: non servono nuovi dati, ne abbiamo già i cassetti pieni”. Di solito si passa dall’una all’altra frase senza soluzione di continuità, e senza che si senta il bisogno di presentarli, quei dati, o di aprirli, quei cassetti. Al massimo ci si rifà a qualche (magari non del tutto imparziale) articolo di giornale, o a qualche (generica) dichiarazione di una parte cointeressata. Procedura singolare, nel momento in cui si devono prendere decisioni del valore di miliardi (di euro).

6. Lasciando ad altri esposizioni più precise e complete, è nostra intenzione soprattutto presentare (pp. 4-9) e commentare (pp. 10-12) i dati provenienti da Viabilità di collegamento della Provincia di Trento con la Regione Veneto e la Regione Lombardia. Prima parte. Collegamenti con il Veneto. Evoluzione della Mobilità. Stima Preliminare, documento prodotto nel giugno 2000 dallo studio ATA-Engineering, distribuito in quei giorni agli assessori provinciali, presentato sulla stampa (L’Adige, 22 giugno 2000, p. 14), poi scomparso dalla circolazione ed infine praticamente disconosciuto dallo stesso assessore Grisenti (come si rende evidente dall’interrogazione di Vincenzo Passerini e dalla risposta relativa, che troverete alle pp. 15-16). Crediamo che – per ciò che contiene e per ciò che non contiene – il documento meriti di essere conosciuto integralmente dagli amministratori locali della valle, i quali (basandosi sulla sintesi giornalistica) hanno sovente preso posizione in merito.

7. In appendice (pp. 18-20), ci è sembrato opportuno ricordare la Convenzione delle Alpi: una convenzione-quadro “intesa a realizzare la protezione e lo sviluppo sostenibile dell’arco alpino”, firmata il 7 novembre 1991 da Austria, Francia, Germania, Italia, Svizzera, Liechtenstein e UE, entrata in vigore il 6 marzo 1995 e dotata di un Protocollo che “intende assicurare un’evoluzione razionale, sicura e coordinata nel settore dei trasporti nel contesto di una rete di trasporti integrata, coordinata e transfrontaliera”.

Voglia il Cielo che gli italiani, che fino a qualche tempo fa si gloriavano del loro europeismo, non permettano ai loro governanti di mandare in pezzi (in questo come in altri settori) quell’Europa che avevano faticosamente costruito.

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La Valle delle gazzelle

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Conclusione

Appendice

 

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