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PREMESSE
1. Siamo tutti contro l’aumento del
traffico automobilistico e i suoi costi
in termini sociali ed ecologici, così come
siamo contro l’AIDS, la fame nel mondo,
l’effetto serra, il terrorismo. Il
problema non è dunque il trovare
l’accordo sul “contro che cosa”, ma di
trovare l’accordo sul “come”.
2.
Vorremmo che l’eventuale disaccordo
rispetto alle conclusioni di questo
fascicolo venisse dichiarato non perché
Calzà, Curzel e Micheli sono antipatici
(cosa peraltro possibile), né perché le
nostre posizioni sono condizionate da
qualche “ideologia” (vorremmo cercare di
evitarlo, ma chi è senza peccato...), ma
perché si è a conoscenza di dati e
analisi più corrette di quelle che
potremo presentare noi.
3.
Parleremo del progetto di
un’autostrada, in origine detta Pi-Ru-Bi
(acronimo di Piccoli-Rumor-Bisaglia, i tre
politici democristiani che andavano per la
maggiore a Trento, Vicenza e Rovigo
all’inizio degli anni settanta).
L’autostrada doveva per l’appunto unire
Rovigo, Vicenza e Trento costituendo un asse
stradale per un tratto alternativo e per un
tratto complementare rispetto a quello
costituito dall’A22 Brennero-Modena. Di
fatto ne furono costruiti solo 35 km, tra
Vicenza e Piovene Rocchette, che presero il
nome di A31. Oggi si parla più
spesso di Valdastico (ed è questo il
nome che useremo), perché il tratto Piovene
Rocchette-Trento che dovrebbe essere
costruito prevede, per l’appunto,
l’attraversamento della valle del torrente
Astico e lo sbocco in Trentino mediante
galleria. Dall’iniziale scelta di uscire
nell’Alta Valsugana si è passati
all’ipotesi di sbucare all’altezza di
Besenello, in Vallagarina.
4.
Da qualche tempo a questa parte, la
popolazione della Valsugana è (stata)
convinta che la costruzione dell’A31
sarebbe non una soluzione, ma la
soluzione ai problemi di traffico della
Valsugana, attraversata da una strada
statale (la SS 47) particolarmente
trafficata, soprattutto nel suo tratto più
vicino a Trento.
5.
Nel corso delle discussioni
sull’argomento, le due frasi più
frequenti sono: “la Valdastico è
assolutamente necessaria: non servono
dati” e “la Valdastico è
assolutamente necessaria: non servono
nuovi dati, ne abbiamo già i cassetti
pieni”. Di solito si passa dall’una
all’altra frase senza soluzione di
continuità, e senza che si senta il bisogno
di presentarli, quei dati, o di aprirli,
quei cassetti. Al massimo ci si rifà a
qualche (magari non del tutto imparziale)
articolo di giornale, o a qualche (generica)
dichiarazione di una parte cointeressata.
Procedura singolare, nel momento in cui si
devono prendere decisioni del valore di
miliardi (di euro).
6.
Lasciando ad altri esposizioni più
precise e complete, è nostra intenzione
soprattutto presentare (pp. 4-9) e
commentare (pp. 10-12) i dati provenienti da
Viabilità di collegamento della
Provincia di Trento con la Regione Veneto e
la Regione Lombardia. Prima parte.
Collegamenti con il Veneto. Evoluzione della
Mobilità. Stima Preliminare,
documento prodotto nel giugno 2000 dallo
studio ATA-Engineering, distribuito in quei
giorni agli assessori provinciali,
presentato sulla stampa (L’Adige, 22
giugno 2000, p. 14), poi scomparso dalla
circolazione ed infine praticamente
disconosciuto dallo stesso assessore
Grisenti (come si rende evidente
dall’interrogazione di Vincenzo Passerini
e dalla risposta relativa, che troverete
alle pp. 15-16). Crediamo che – per ciò
che contiene e per ciò che non contiene –
il documento meriti di essere conosciuto
integralmente dagli amministratori locali
della valle, i quali (basandosi sulla
sintesi giornalistica) hanno sovente preso
posizione in merito.
7.
In appendice (pp. 18-20), ci è sembrato
opportuno ricordare la Convenzione delle
Alpi: una convenzione-quadro “intesa a
realizzare la protezione e lo sviluppo
sostenibile dell’arco alpino”, firmata
il 7 novembre 1991 da Austria, Francia,
Germania, Italia, Svizzera, Liechtenstein e
UE, entrata in vigore il 6 marzo 1995 e
dotata di un Protocollo che
“intende assicurare un’evoluzione
razionale, sicura e coordinata nel settore
dei trasporti nel contesto di una rete di
trasporti integrata, coordinata e
transfrontaliera”.
Voglia
il Cielo che gli italiani, che fino a
qualche tempo fa si gloriavano del loro
europeismo, non permettano ai loro
governanti di mandare in pezzi (in questo
come in altri settori) quell’Europa che
avevano faticosamente costruito.
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