BEPPINO DISERTORI
Intervista sull'autonomia

Prof. Disertori, il Suo impegno nella vita politica è anteriore alla seconda guerra mondiale. Già all'indomani del 25 luglio, Lei era presente a quella famosa riunione nella tipografia Bacchi, nel corso della quale furono poste le basi di quel lavoro politico che si concretizzerà poi nella costituzione del Comitato nazionale di liberazione del Trentino. Già in quel momento Lei pensava all'autonomia ed ai suoi problemi?«Sì. Il problema di un'autonomia regionale tridentina nell'ambito di una riforma Istituzionale dello Stato s'Impose alla mia attenzione prima del 25 luglio 1943 e lungo il periodo della Resistenza. Nella riunione, a cui Lei allude, e in precedenti e successive sollevai l'argomento. L'ispirazione che traevo dalle dottrine di Mazzini, il quale nell'ultima e definitiva fase del suo pensiero politico si era espresso per l'articolazione dell'Italia in regioni; la conoscenza delle aspirazioni storiche delle genti trentine a forme democratiche di autogoverno; la consapevolezza di dover soddisfare entro lo Stato i legittimi diritti della minoranza tedesca sudtirolese e di doverli contemperare con i diritti e bisogni dell'intera popolazione, comprensiva anche dei ladini, in quella che allora si chiamava la Venezia Tridentina; poi lo studio che ebbi modo di compiere sulle strutture cantonali della Confederazione Elvetica, quando fui rifugiato politico nella vicina Repubblica; mi indussero nell'immediato dopoguerra a dedicare tempo ed energie alla soluzione del problema autonomistico».

Nel dopoguerra Lei era uno dei maggiori esponenti del Partito di Azione: in tale veste quale fu il Suo lavoro per poter dar concretezza alle richieste di autonomia che venivano dal Suo e da altri partiti?

«Il Partito d'Azione promosse nel Comitato di Liberazione Nazionale provinciale un Centro Studi per l'autonomia e mi designò quale rappresentante.

In quel periodo il Partito Repubblicano Italiano (PRI) non si era ancora ricostituito a Trento.

I partiti comunista, democristiano, liberale, socialista furono rappresentati, rispettivamente, dal dotto Giovanni Ambrosi, dal dotto Luigi Menapace, dall'avv. Renzo Zadra, dall'on. Lionello Groff. La presidenza fu affidata all'insigne giuri sta delle università di Padova e di Innsbruck Francesco Menestrina. Collaboratore tecnico il barone dotto Buffa, che ci apportava l'esperienza acquisita nell'amministrazione austro-ungarica.

Il Centro Studi del C.L.N. lavorò alacremente, riuscendo a portare a effetto in pochi mesi il Progetto preliminare di Ordinamento autonomo della Regione Tridentina, che fu pubblicato sul giornale «Liberazione Nazionale» il 25 novembre 1945. Sul medesimo giornale il 23 gennaio '46 comparve anche il Progetto preliminare di ordinamento tributario della Regione Tridentina. Nella elaborazione di quest'ultimo il merito maggiore spettò al dottor Giulio Dolzani, Intendente di Finanza.

Il nostro progetto prevedeva all'art. 1 che «entro l'unità politica dello Stato Italiano il territorio delle Province di Trento e di Bolzano con il mandamento di Cortina d'Ampezzo, in considerazione delle particolari condizioni geografiche, economiche, storiche e linguistiche» venisse costituito in «circoscrizione autonoma con capoluogo a Trento e con la denominazione di Regione Tridentina».

Elaborai in quel torno di tempo un testo monografico sui problemi del- l'autonomia tridentina, anche in rapporto con la riforma costituzionale dello Stato, che consegnai al presidente del Consiglio Alcide De Gasperi, quando con il C.L.N. fui da lui ricevuto ufficialmente il 14 maggio 1946. Il presidente mi assicurò che avrebbe preso in esame il documento già in giornata durante il viaggio di ritorno a Roma. Di quel testo mi avvalsi in una conferenza al Castello del Buonconsiglio e finalmente ne ricavai un volumetto edito dall'editore Delfino di Rovereto, dal titolo appunto L'autonomia tridentina. Inserivo la problematica particolare in una cornice teorica e storica intorno al federalismo e regionalismo nei vari paesi del mondo e consideravo le due seguenti ipotesi: 1) articolazione regionalistica dell'Italia, con Statuto speciale per la Regione Tridentina, dati i problemi speciali; 2) mancata articolazione, nel qual caso l'autonomia del Trentino-Alto Adige, come della Valle d' Aosta e della Sicilia, avrebbe rappresentato una eccezione rispetto allo Stato accentrato, analogamente, mutatis mutandis, alla Catalogna o ai Paesi Baschi rispetto alla rimanente Spagna durante la repubblica. Esponevo le ragioni di legittimità dell'autonomia tridentina, le premesse storiche, riassumevo la fase di attualità della questione e focalizzavo, in ciò confortato dal desiderio espresso mi dal presidente De Gasperi, gli argomenti geografici, storici, economici, politici in favore della conservazione dell' Alto Adige all'Italia e di un'autonomia regionale, comprendente l'area delle due province di Trento e Bolzano.

Quale fosse lo spirito che mi animava, condiviso certamente da molti, risulta dalle righe conclusive che trascrivo dal volumetto.

Le premesse sono tali da giustificare un generoso esperimento di collaborazione regionale tra rappresentanti di due lingue, che sono di Dante e di Goethe. Le speranze di successo sono buone e l'impresa vale il rischio.

La funzione del Trentino si svolse per secoli nel mediare tra mondo italico e germanico, onde non per caso cadde su Trento la scelta per la sede d'un concilio, cui s'era ritenuto dovessero prendere parte anche delegati dei protestanti di Germania. La soluzione regionale proposta s'inserisce in una tradizione storica locale assai radicata. Ma essa sintonizza anche con la migliore anima italiana, che dopo traviamenti oscuri si ritrova e si riconosce in Mazzini.

Infatti mirare a una fraterna collaborazione d'uomini e di lingue diverse in un'aiuola regionale, che è pur sempre settore nevralgico d'Europa, significa dissodare terreno nella maggiore aiuola europea e gettarvi semi di pace e di amore.

Vuoi dire lavorare, sia pur modestamente per gli Stati Uniti d'Europa e per una più alta umanità».

Alle elezioni per la Costituente mi presentai quale capolista della Concentrazione Azionista-Repubblicana sotto il simbolo tradizionale dell'edera, essendo si nel frattempo ricostituito a Trento il PRI. Nel programma al punto 1, dedicato alla Repubblica, seguiva immediatamente il punto concernente l'autonomia. Riporto testualmente alcune proposizioni:

.Intendiamo sostenere la necessità di una riforma autonomistica per tutta l'Italia. Comunque ci batteremo per l'autonomia della Regione Tridentina. La Regione avrà funzioni non solo esecutivo- amministrative. ma anche legislative».

Nella lista dei candidati, che comprendeva Arturo Malesardi, Sigismondo Manci e Riccardo Maroni fu presente anche Valentino Chiocchetti, personalità rappresentantiva dell' ASAR (Associazione Studi Autonomisti- ci Regionali) a sottolineare l'impegno per l'autonomia.

Nel frattempo il presidente De Gasperi aveva incaricato il consigliere di Stato e prefetto di Bolzano Innocenti di procedere a consultazioni locali e a elaborare uno schema di Statuto che contemperasse le esigenze e aspirazioni delle intere popolazioni delle due province. Innocenti prese contatti con me. Le sedute a Trento avvennero di regola nel mio studio con la partecipazione anche dell' A.S.A.R. La Volkspartei non ritenne di partecipare a questi incontri.

Ma ci furono riunioni a livello tripartitico del Partito d'Azione, rappresentato da me e dal dotto Ivo Perini, e della Democrazia Cristiana, rappresentanta dall'ing. Guido de Unterrichter e dal prof. RenzoHelfer, con la delegazione della Volkspartei allo scopo di ricercare un avvicinamento collaborativo dei punti di vista. E numerose sedute con i rappresentanti dei partiti del Trentino e dell' A.S.A.R.».

Quando, a cavallo tra il 1946 e il 1947 il Partito d'Azione si fuse con quello repubblicano, Lei continuò il suo impegno autonomistico sotto l'in- segna del Partito repubblicano?

Dopo la crisi dissociativa, in sede nazionale, del Partito d'Azione, in seguito alla quale Ferruccio Parri e Ugo La Malfa passarono al Partito Repubblicano e altri esponenti al Partito Socialista, portai a effetto nel Trentino la fusione del Partito d'Azione in quello Repubblicano, del cui direttivo avevo fatto parte in Svizzera insieme con Cipriano Facchinetti e Giuseppe Chiostergi.

Al Congresso Nazionale del PRI, tenuto si a Bologna nel gennaio 1947 ribadii i concetti informativi di quella che doveva essere l'autonomia della Regione Trentino-Alto Adige. Riporto dai giornali dell'epoca il riassunto del mio discorso:

.L'oratore ha rilevato come la risoluzione, che è urgente, del problema autonomistico tridentino, debba influire a rafforzare la Repubblica Italiana. Però occorre arrivare a una autonomia che comprenda l'intera regione tridentina, dando al gruppo tedesco dell' Alto Adige la più ampia funzione al fine di far collaborare, in condizioni di parità, i nostri concittadini di lingua tedesca, verso i quali dobbiamo ispirare la nostra politica a concetti di giustizia e fratellanza, non solo per gli impegni derivanti dall'importante accordo De Gasperi-Gruber (Parigi, 5 settembre 1946),  ma anche per ragioni di alta moralità politica. Dobbiamo usare sempre i metodi della più assoluta lealtà e concordare con i rappresentanti tedeschi dell' Alto Adige le linee fondamentali di uno statuto regionale che dia loro la più ampia garanzia di completa tutela dei loro diritti. Bisogna essere disposti ad assegnare la pariteticità ai tedeschi nell'organo esecutivo della intera regione anche se in questa, considerata nella sua unità geografica che comprende Trentino e Alto Adige, i cittadini di lingua tedesca sono non molto di più di 200 mila di fronte a 400 mila di lingua italiana. Dobbiamo creare nella regione tridentina condizioni spirituali e istituti affini a quelli dei Cantoni della Svizzera, e creare per la minoranza tedesca una situazione tale che essa non debba più avvertire alcuna aspirazione a disgiungersi dal complesso della Repubblica Italiana, nella quale deve poter riconoscere una patria, così come gli svizzeri tedeschi riconoscono la patria nella Confederazione elvetica. È un tentativo di collaborazione tra gli uomini che parlano la lingua di Dante e quella di Goethe che la nostra Repubblica deve fare superando atteggiamenti nazionalistici e dolorosi ricordi del passato. Il partito repubblicano per le sue tradizioni mazzinìane è il più adatto a farsi promotore di una soluzione ve-ramente giusta e umana; si tratta di raggiungere una serie di obiettivi: dare soddisfazione alla popolazione trentina, una soddisfazione che questa popolazione, schiettamente italiana, merita di ricevere dalla Repubblica per la quale essa votò raggìungendo la percentuale dell'86 per cento nel referendum istituzionale dimostrandosi così la più repubblicana d'Italia. (A questo punto l'oratore è stato interrotto da calorosissìmi applausi e da entusiastici evviva al Trentino); risolvere il problema autonomistico per la popolazione tedesca dell' Alto Adige e dimostrare così la nostra buona volontà dando un esempio che possa avvantaggiare la nostra politica estera ai confini orientali d'Italia; far collaborare tedeschi e italiani in tutta la regione, valendoci dell'opera mediatrice del Trentino. A tal proposito l'oratore ha richiamato l'attenzione dei membri repubblicani del Governo e dell' Assemblea Costituente presenti al congresso, perché facciano valere il loro peso alla effettuazione delle prossime concrete misure che dovranno risolversi in un aumentato prestigio della Repubblica Italiana, se questa saprà ispirare la sua politica costituzionale ad alti ideali di moralità e di giustizia, anche in rapporto al problema delle minoranze, che deve essere affrontato e risolto con criteri tendenzialmente federalistici..

Come procedettero le cose dopo quel congresso?

«Nel marzo dello stesso anno i rappresentanti dei partiti e movimenti politici e delle organizzazioni economiche del Trentino convenute in assemblea formularono un ordine del giorno, che venne trasmesso al Capo provvisorio dello Stato, al presidente dell' Assemblea Costituente e al presi- dente del Consiglio dei ministri, Dal presidente dell' Assemblea Costituente on.Umberto Terracini mi pervenne la seguente risposta, che trascrivo:

.Indirizzo a Lei le seguenti righe con la preghiera di dame partecipazione anche al dotto Giulio Dolzani e ad ogni altro dei firmatari dell'ordine del giorno, approvato il 5 marzo dai rappresentanti dei partiti e movimenti politici e delle organizzazioni economiche del Trentino.

Non é stata cosa facile redigere in una forma unitaria le norme destinate a reggere nell'avvenire la struttura amministrativa della Repubblica Italiana; e certamente occorrerà molto lavoro da parte dell' Assemblea Costituente per definire in modo davvero soddisfacente, se non per tutti almeno per la media degli italiani, le forme e le funzioni del nuovo Ente regionale. A questo scopo grande valore assumono le comunicazioni che pervengono all'Assemblea Costituente stessa, per il tramite delle proprie Commissioni, da parte di enti, organismi o anche semplici cittadini, portando idee, suggeri-menti, critiche, consigli, che nel loro assieme esprimono il giudizio del popolo sopra la questione.

Credo quindi di poter giustamente interpretare il pensiero di tutti i membri dell' Assemblea ringraziando i partiti e le organizzazioni tutte del Trentino del contributo che hanno voluto e saputo apportare con la loro obiettiva valutazione, al comune lavoro. Non vi è dubbio che al momento nel quale si tratterà di definire i confini in generale di tutte le regioni, ma in modo particolare di quelle che dovranno essere nuovamente costituite, verrà in maniera opportuna udita l'opinione dei più di rettamente interessati, e cioè, per l'appunto degli abitanti dei territori che dovranno entro quei con- fini essere compresi.

Per intanto trasmetto alla seconda Sottocommissione, non già competente a tracciare detti confini ma a studiare in generale il problema regionale, l'ordine del giorno che Ella in uno con il dottor Dolzani  mi ha cortesemente trasmesso».

L'Assemblea Costituente approvò lo Statuto Speciale della Regione Trentino-Alto Adige il 31 gennaio 1948, pubblicato sulla Gazzetta ufficiale. il 26 febbraio, n. 5. L'autonomia era divenuta realtà. Lo Statuto Speciale riconosceva l'unità della Regione con ampie facoltà, articolata in due Province dotate anch'esse di alquante facoltà. L'accento restava sulla Regione. La formula era la migliore possibile, poiché oltre ad assicurare alle popolazioni una larga autonomia, soddisfaceva gli impegni assunti con il Patto De Gasperi-Gruber ed era tale che venne sottoscritta anche dai rappresentanti della Volkspartei».

Conclusa la fase costituente dell'autonomia, Lei ebbe occasione di seguirne le fasi successive e di interessarsi nuovamente al problema?

«Negli anni successivi all'istituzione della Regione mi occupai dei problemi autonomistici solo in rapporto ai miei compiti di segretario regionale del PRI. Ma nel 1960 quando l'Italia fu incolpata di inadempienza del patto De Gasperi-Gruber presso l'ONU, scrissi un articolo intorno alla questione alto-atesina sulla rivista «Fede e Avvenire» del senatore repubblicano Aldo Spallicci.

Il testo firmato Tifone, cioè con il mio nome di battaglia nella Resistenza, venne tradotto in tedesco e francese e trasformato in opuscoli firmati con il mio nome e cognome e per iniziativa dell'on. Renzo Helfer, nominato nel frattempo Sottosegretario di Stato, inoltrato agli Stati membri dell'ONU tramite le Ambasciate italiane, alla vigilia della discussione del problema presso l'ONU medesima.

In quel testo confutavo l'accusa d'inadempienza dell'accordo di Parigi e respingevo il dilemma autonomia integrale o autodecisione, invitavo all'applicazione scrupolosa degl'impegni presi e concludevo:

Un esprit européen doit conditionner la présence de la République Italienne dans cette zone, tout en sachant user de fermeté dans l'exercice de ses droits autant que de ses devoirs. La collaboration demeure un but fondamental de la politique italienne en Haut-Adige, dans une terre qui, comme le déclara le stipulant italien De Gasperi à l'occasion des accords de Paris, doit devenir un pont, et non une barrière, entre deux civilisations».

Ma secondo Lei queste divergenze con i partners dell'Alto Adige si potevano evitare?

«È difficile dare una risposta. Penso che forse se si sarebbe potuto essere più attenti e solleciti nel portare a effetto tempestivamente e scrupolosamente il dettato statutario mediante le norme di attuazione senza frapporre eccessive remore burocratiche. Ciò avrebbe potuto temperare se non estinguere alquanti motivi di conflitto».

Con l'assetto autonomistico consacrato dal "pacchetto" è cambiato molto rispetto a quanto previsto dallo Statuto del 1948. Qual è la sua valutazione sulla nuova autonomia?

«Il nuovo Statuto Speciale per il Trentino-Alto Adige ha spostato l'accento tonico dalla Regione alle Province autonome.

Con tali trasformazioni l'autonomia ha perduto gran parte della funzione preconizzata da De Gasperi di ponte fra due civiltà, l'italica e la tedesca, o meglio fra latinità e mitteleuropa, e perciò del suo valore spirituale-politico.

Tale funzione era legata a una storia secolare di convivenza finitima, antagonistica ma anche collaborativa, tra popolazione italiana del Trentino e tedesca dell' Alto Adige nell'ambito del Principato Vescovile e della Contea del Tirolo durante il Sacro Romano Impero e poi nell'austriaco Land Tirolo. Essa non può essere assunta isolatamente dalla Provincia di Bolzano, ove il gruppo linguistico tedesco e quello italiano di recente stanziamento si contrappongono.

Ma così è venuto anche meno quello stimolo e auspicio agli Stati Uniti d'Europa che era inerente alla collaborazione etnico-linguistica nell'ambito della Regione Trentino-Alto Adige.

A quegli Stati Uniti d'Europa che sono la condizione necessaria per la salvezza della libera civiltà d'Occidente». Rimane tuttavia alla Regione un margine di competenze in cui siffatta collaborazione può venire attuata.   

L'intervista è tratta dal volume: Interviste sull'autonomia,Temi,1978
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Beppino Disertori è stato membro del CLN trentino, autorevole esponente del Partito d’azione prima e del Partito repubblicano poi. Dal 1945 è commissario prima e presidente poi della CRI trentina: Accanto alla sua attività politica e pubblica è di rilievo l’attività medica e scientifica. Nato a Trento il 19 giugno 1907 si è laureato in medicina specializzandosi poi in malattie nervose. La sua opera in questo campo è vasta sia sotto il profilo clinico che scientifico. Libero docente all'università di Padova è stato poi professore all'università di Trento. A Trento ha pure retto il primariato della divisione neurologica all'ospedale Santa Chiara. Incarico  che ha lasciato per limiti di età, entrando pero a far parte del consiglio di amministrazione degli Istituti ospedalieri. La sua bibliografia è ricca di più di 200 opere e studi. Nel campo politico è da ricordare la sua educazione mazziniana, la sua «cacciata» dal Santa Chiara nel 1938 per avere rifiutato la tessera del partito fascista. Nel 1943, alla caduta di Mussolini fondò a Trento il Movimento repubblicano socialista con Manci, Bacchi, Gigino Battisti e Pincheri. Con l'8 settembre diventò membro fondatore del CLN e successivamente espatriò in Svizzera per sfuggire alla cattura dei nazi-fascisti. Rientrato in Italia si impegnò nella campagna per la Repubblica e presentò a nome del CLN a De Gasperi un suo studio sull'«autonomia tridentina». Diventò segretario regionale del PRI e in questa veste ha seguito da vicino, anche nei suoi risvolti all'ONU, la vicenda autonomistica. 

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